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Istituto di SomatoPsicoEnergetica |
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DANZAMOVIMENTOTERAPIA La
danzamovimentoterapia è una modalità specifica di trattamento di una
pluralità di manifestazioni della patologia psichica, somatica e relazionale, ma
anche una suggestiva possibilità di positiva ricerca del benessere e di
evoluzione personale. Essa si è sviluppata nel continente americano diversificandosi poi in una pluralità di modelli e orientamenti teorici, tecnici, applicativi. Nel nostro paese le prime esperienze risalgono agli anni Settanta. Sul sito dell’ APID (Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia) si legge:
“La
danzamovimentoterapia, che si collega idealmente ad antiche tradizioni nelle
quali la danza era un mezzo fondamentale nelle pratiche di guarigione, ripropone
negli attuali contesti clinico-sociali le risorse del processo creativo, della
danza e del movimento per promuovere l'integrazione psicofisica, relazionale e
spirituale, il benessere e la qualità della vita della persona. Nello specifico, il metodo utilizzato all’interno dell’Istituto di Somatopsicoenergetica è quello della danzamovimentoterapia espressivo-relazionale. Si tratta di un filone di danzamovimentoterapia (DMT) fondato dallo psichiatra e psicoterapeuta gruppoanalista Vincenzo Bellia. Qualsiasi seduta viene analizzata, secondo questo metodo, attraverso la consapevolezza di attivazione di tre livelli: fisiologico, psicologico, relazionale, e viene organizzata secondo una struttura trifasica. L’esperienza viene infatti suddivisa in una prima fase di riscaldamento che riattivi l’organismo nei suoi scopi motori fondamentali in vista di un movimento, seguita da una parte centrale, in cui il movimento si sviluppa, e una fase finale il cui fine è raffreddare il corpo, uscire dalla “trance” in modo integrato sul piano fisico, psichico, relazionale, ritrovare il proprio movimento abituale. Ogni seduta si svolge attorno alla consapevolezza delle condizioni attuali (utenza, setting, controtrasfert…) e di un obiettivo finale. Scopo della DMT, sarebbe, secondo Bellia, un’integrazione di varie esperienze, non quantitativamente numerose, ma ben integrate. Sul sito ufficiale della Dmt-ER (www.danzaterapia-esprel.it) si può leggere come questo filone sia nato da un incontro fecondo tra la danzaterapia a sfondo antropologico ispirata all’Expression Primitive (una tecnica al confine tra arte e terapia) e la ricerca gruppoanalitica italiana, basandosi su alcune opzioni di fondo: “La dimensione artistica ed espressiva, innanzitutto. La danza è la forma più completa di movimento: ne convoglia la componente biologico-funzionale all’interno di un’intenzionalità simbolico-rappresentativa, nel quadro di un’esperienza intrinsecamente comunicativa, relazionale, creativa. Il processo creativo non è una celebrazione narcisistica, bensì una dinamica interpersonale, nella quale l’identità del soggetto prende forma trasformando in modo inedito il patrimonio collettivo. Grande rilievo assume in Dmt-ER la dimensione del gioco come «finzione creativa». Il ritmo vi svolge una funzione centrale di organizzatore biologico, psichico e relazionale: una tessitura dinamica sul cui terreno si realizza l’accordo tra l’individuo e il mondo esterno. I laboratori attraversano diverse forme di danza, attingendo a differenti funzioni psicosomatiche e culture del corpo. Lo studio approfondito della funzione rituale e della psicodinamica dei gruppi ha prodotto nella Dmt-ER precisi strumenti di lavoro e modelli di organizzazione del dispositivo terapeutico, orientati a realizzare una basilare intuizione metodologica: la via allo sviluppo di sé passa sempre dall’altro. In effetti, la Dmt-Er è fondamentalmente un metodo; risponde alla domanda sul come, più che a quella sul cosa o sul perché. Per questa ragione, forse, si interfaccia agevolmente con una pluralità di approcci psicodinamici, dalla gruppoanalisi, alla psicologia analitica, allo psicodramma, alla gestalt.” La
DMT e.r. si avvale, tra l’altro,come sopra già accennato, dell’ Expression
Primitive (E.P.), tecnica corporea al confine tra arte e terapia che nasce come
insegnamento, di tipo antropologico,che educa l'allievo a riscoprire in se
stesso la tendenza a gesti ancestrali, primitivi, pertanto universali. Una
“danza antropologica" che consente un’ esplorazione delle proprie strutture
profonde, che risveglia le sorgenti ritmiche delle pulsioni, mettendole in
scena in modo simbolico, mobilitandole e canalizzandole. Altra definizione che
viene data spesso all'E.P. è "la danza dell'Altro", quasi in contrapposizione
alla danza dell'Io. Il ruolo di iniziatore di questo metodo va attribuito a
Herns Duplan, danzatore haitiano che ama definirsi un artista più che un
terapeuta e definisce l’E.P. come "un tema di ricerca di ciò che è dentro di
noi, di ciò che ci collega all'alba dell'umanità o all'albero della vita ". Egli
considera, inoltre, l'E.P. come un processo di esplorazione di sé a livello
"tridimensionale dell'APPARIRE- VIVERE-SCOMPARIRE".
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DATA DI CREAZIONE 18 SETTEMBRE 2007 - TUTTI DIRITTI RISERVATI A SERGIO SCIALANCA - SITO AUTOCERTIFICATO C/O ORDINE PSICOLOGI DEL LAZIO |