Istituto di SomatoPsicoEnergetica

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DANZAMOVIMENTOTERAPIA
di Viola Scialanca

La danzamovimentoterapia è una modalità specifica di trattamento di una pluralità di manifestazioni della patologia psichica, somatica e relazionale, ma anche una suggestiva possibilità di positiva ricerca del benessere e di evoluzione personale. 
(cfr.
http://www.apid.it/dmt.htm).

Essa si è sviluppata nel continente americano diversificandosi poi in una pluralità di modelli e orientamenti teorici, tecnici, applicativi. Nel nostro paese le prime esperienze risalgono agli anni Settanta.

Sul sito dell’ APID (Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia) si legge:

La danzamovimentoterapia, che si collega idealmente ad antiche tradizioni nelle quali la danza era un mezzo fondamentale nelle pratiche di guarigione, ripropone negli attuali contesti clinico-sociali le risorse del processo creativo, della danza e del movimento per promuovere l'integrazione psicofisica, relazionale e spirituale, il benessere e la qualità della vita della persona.
Associata di frequente con altre forme di cura, la danzamovimentoterapia trova applicazione nel trattamento di numerosi disturbi psichiatrici: dalle psicosi ai disturbi d'ansia e dell'umore, dalle malattie psicosomatiche ai disturbi del comportamento alimentare e alle tossicodipendenze.
La danzamovimentoterapia è inoltre una collaudata modalità di approccio a diverse forme di handicap psichico, fisico e sensoriale.
Al di là della dimensione terapeutica e riabilitativa, la danzamovimentoterapia esprime anche competenze e tecniche rivolte allo sviluppo delle risorse umane, alla prevenzione del disagio psicosociale, alla formazione e al lavoro educativo.
Nei più diversi contesti pubblici e privati (centri diurni, unità riabilitative, comunità terapeutiche, centri socio-educativi, ospedali, studi professionali, carceri, scuole, consultori…), la danzamovimentoterapia ha trovato terreno fertile per un lavoro basato sull'unità mente-corpo-relazione che incontra immediatamente il bisogno di salute della gente
.”

Nello specifico, il metodo utilizzato all’interno dell’Istituto di Somatopsicoenergetica è quello della danzamovimentoterapia espressivo-relazionale.

 Si tratta di un filone di danzamovimentoterapia (DMT) fondato dallo psichiatra  e psicoterapeuta gruppoanalista Vincenzo Bellia.

Qualsiasi seduta viene analizzata, secondo questo metodo, attraverso la consapevolezza di attivazione di tre livelli: fisiologico, psicologico, relazionale, e viene organizzata secondo una struttura trifasica. L’esperienza viene infatti suddivisa in una prima fase di riscaldamento che riattivi l’organismo nei suoi scopi motori fondamentali in vista di un movimento, seguita da una parte centrale, in cui il movimento si sviluppa, e una fase finale il cui fine è raffreddare il corpo, uscire dalla “trance” in modo integrato sul piano fisico, psichico, relazionale, ritrovare il proprio movimento abituale.  Ogni seduta si svolge attorno alla consapevolezza delle condizioni attuali (utenza, setting, controtrasfert…) e di un obiettivo finale. Scopo della DMT, sarebbe, secondo Bellia, un’integrazione di varie esperienze, non quantitativamente numerose, ma ben integrate.

Sul sito ufficiale della Dmt-ER (www.danzaterapia-esprel.it) si può leggere come questo filone sia nato da un incontro fecondo tra la danzaterapia a sfondo antropologico ispirata all’Expression Primitive (una tecnica al confine tra arte e terapia) e la ricerca gruppoanalitica italiana,  basandosi su alcune opzioni di fondo:

La dimensione artistica ed espressiva, innanzitutto. La danza è la forma più completa di movimento: ne convoglia la componente biologico-funzionale all’interno di un’intenzionalità simbolico-rappresentativa, nel quadro di un’esperienza intrinsecamente comunicativa, relazionale, creativa.

Il processo creativo non è una celebrazione narcisistica, bensì una dinamica interpersonale, nella quale l’identità del soggetto prende forma trasformando in modo inedito il patrimonio collettivo.

Grande rilievo assume in Dmt-ER la dimensione del gioco come «finzione creativa». Il ritmo vi svolge una funzione centrale di organizzatore biologico, psichico e relazionale: una tessitura dinamica sul cui terreno si realizza l’accordo tra l’individuo e il mondo esterno. I laboratori attraversano diverse forme di danza, attingendo a differenti funzioni psicosomatiche e culture del corpo.

Lo studio approfondito della funzione rituale e della psicodinamica dei gruppi ha prodotto nella Dmt-ER precisi strumenti di lavoro e modelli di organizzazione del dispositivo terapeutico, orientati a realizzare una basilare intuizione metodologica: la via allo sviluppo di sé passa sempre dall’altro.

In effetti, la Dmt-Er è fondamentalmente un metodo; risponde alla domanda sul come, più che a quella sul cosa o sul perché. Per questa ragione, forse, si interfaccia agevolmente con una pluralità di approcci psicodinamici, dalla gruppoanalisi, alla psicologia analitica, allo psicodramma, alla gestalt.”

  La DMT e.r. si avvale, tra l’altro,come sopra già accennato, dell’ Expression Primitive (E.P.), tecnica corporea al confine tra arte e terapia che nasce come insegnamento, di tipo antropologico,che educa l'allievo a riscoprire in se stesso la tendenza a gesti ancestrali, primitivi, pertanto universali. Una “danza antropologica" che consente un’ esplorazione delle proprie strutture profonde, che risveglia le sorgenti ritmiche delle  pulsioni, mettendole in scena in modo simbolico, mobilitandole e canalizzandole. Altra definizione che viene data spesso all'E.P. è "la danza dell'Altro", quasi in contrapposizione alla danza dell'Io. Il ruolo di iniziatore di questo metodo va attribuito a Herns Duplan, danzatore haitiano che ama definirsi un artista più che un terapeuta  e definisce l’E.P. come  "un tema di ricerca di ciò che è dentro di noi, di ciò che ci collega all'alba dell'umanità o all'albero della vita ". Egli considera, inoltre, l'E.P. come un processo di esplorazione di sé a livello "tridimensionale dell'APPARIRE- VIVERE-SCOMPARIRE".

 

 

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