|
La
comunicazione nel silenzio: rêverie e stato di coscienza comunicante
Sergio Scialanca
(Vertici, 3-10-2002)
In relazione allo stato
di rêverie, cioè a quello stato di coscienza corrispondente alle onde theta
dell'EEG, che secondo noi consentirebbe l'apparire sotto forma di immagini
frammentate, ma chiare, il contenuto dell'incosciente (inconscio biologico),
Carmine Meringolo suggerisce che ciò che appare (fenomeno) sia da riferirsi
piuttosto ad una sorta di supercoscienza, cioè di conoscenza posseduta, ma
impedita nel suo manifestarsi dai blocchi energetici e dal raziocinio nello
stato di veglia, se nevrotico.
Non vi è alcuna contraddizione tra queste due posizioni: ciò che non è possibile
cogliere consapevolmente è, per questo, da ritenersi appartenente alla categoria
dell'incosciente. In altre parole, se nello stato di rêverie, caratterizzato
dalle onde theta, noi entriamo in contatto con qualcosa che si propone come
oggetto immaginale di conoscenza, tale oggetto esiste anche quando siamo in
stati di coscienza diversi. "…la manifestazione delle onde theta non corrisponde
alla perdita di coscienza del soggetto, bensì all'ottenimento di una maggiore
lucidità e consapevolezza." (G. Barbadoro)
Lo stato di coscienza definito di veglia produce onde beta e questa attività
elettroneuronale impedisce l'accesso a quell'oggetto, dato che tali onde sono
caratteristiche degli stati e vigilanza e di all'erta, e sono dunque legate alla
paura. Si conferma con ciò l'assunto che per conoscere qualcosa o qualcuno
occorre stabilire con questo una consonanza di vibrazione energetica
(biologica), e che la paura, se costituisce un blocco energetico e muscolare,
impedisce l'abbandono e quindi la conoscenza di appartenere a ciò o a chi
(abbandono amoroso orgastico) ci si abbandona.
D'altra parte, è possibile supporre che ogni uomo conosca, senza averne
consapevolezza, tutto ciò che c'è da conoscere. Egli infatti è l'espressione
potenzialmente completa e sintetica di ogni conoscenza reale, ancorata nel
biologico, nella memoria cellulare, nel progetto di cui è frutto. A lui compete
dunque il cammino della progressiva presa d'atto consapevole di queste risorse,
il che può avvenire solo attraverso l'osservazione del proprio funzionamento
biologico attraverso una esperienza di tipo bio-energetico e la progressiva
"incarnazione" di quella zona del proprio Ente che non è in condizioni normali
incarnata. A riprova, si è constatato che "con l'approfondimento dell'attenzione
all'interno si manifesta un predominio delle onde theta più lente che
caratterizzano la trance vera e propria. È da notare che le onde theta si
manifestano di solito nel periodo che precede il sogno (fase ipnagogica). […]
Durante questo passaggio l'individuo vive la destrutturazione del suo stato di
coscienza, può avvertire delle sensazioni di spersonalizzazione o irrealtà. Lo
schema del corpo può alterarsi diventando evanescente e spesso si presentano
fantasie e immagini fugaci."
L'autoinduzione dello stato ipnagogico di rêverie consente di porsi in contatto
con la vibrazione energetica dell'altro. Tale relazione diventa comunicazione
nel momento in cui "l'approfondimento dell'attenzione all'interno" prende atto
delle modificazioni indotte nel campo dalla presenza energetica dell'altro; essa
è per necessità quindi "silente".
Nella normale comunicazione (che comprende l'aspetto verbale, la veglia e
l'attenzione, cioè lo stato delle onde beta), la comunicazione energetica
silente è, in condizioni normali, presente ma non consapevole; essa si colloca
su un piano di sub-realtà, di realtà sottostante e quindi fondante, di cui
quanto è percepibile nello stato di veglia vigilante rappresenta una emersione
di ampiezza assai limitata. L'apparizione di quanto è contenuto nella sub- o
nella super-coscienza equivale a una teofania:
"La teofania del Bagno di Diana provoca un duplice effetto: quale luce del
principio divino, essa sospende il tempo e la riflessione sullo stesso. Lo
spazio mitico avvolge allora Atteone e genera la sua metamorfosi in cervo. Ed
ecco l'estasi di un Atteone vagante, che irrompe nel mitico spazio di Diana
bagnante. Ma questa teofania attraversa lo spazio del mito e l'onda di cui Diana
si asperge figura lo specchio del suo nudo impalpabile: Diana riflessa riassorbe
nel suo principio la propria nudità un attimo irradiata. [...]. L'avvenimento
del Bagno di Diana è per lui imprevedibile e affatto esteriore, fuori di lui e,
per coglierlo, non deve situarlo qua o là nello spazio, ma farlo emergere
dall'animo suo. Quel che vede Atteone, accade allora al di là della genesi di
ogni parola: scorge Diana nell'acqua e non riesce a dir quel che vede. Il suo
vagare, anche se teso a sorprenderla, è simile a un'ascesa verso lo stadio
anteriore alla parola. Come ridurre in formula il suo andare per le selve, per
trovarsi confrontato d'un tratto con la scena sempre inattesa - benché proprio
l'attesa l'avesse indotto ad avanzare? Diremo che l'avvenimento assorbe ciò che
nell'ansia di coglierla era ancora esprimibile. Non posso dir quel che vedevo.
Non che l'inesprimibile sia incomprensibile e che l'incomprensibile sia
invisibile. L'Atteone della favola vede perché non può dire ciò che vede:
potesse, smetterebbe di vedere. "(Pierre Klossowski, Il Bagno Di Diana, F.M.R.,
Milano, 1983)
Dunque, quante esperienze ineffabili appartengono al nostro vissuto e quante di
esse costituiscono quella che chiamiamo psiche?
E' una domanda che ci dobbiamo porre ogni volta che ci troviamo a incontrare una
persona sul piano della comunicazione energetica. Non ciò che ci dirà, né forse
come lo dirà potrà essere usato per comprenderla, ma ciò che non ci dirà mai.
Non per resistenza, ma per ineffabilità. In verità il dicibile è forse la minor
parte di una esistenza e non va creduto mai troppo chi si dichiara sincero;
soprattutto se la sincerità assoluta consiste nel dire sgradevolezze. Né è
possibile rimproverare qualcuno perché si… nasconde. Siamo soliti rispondere, a
chi talvolta ci muove personalmente questa critica: "Non mi nascondo, mi mostro
nascosto". E' quello che fa ogni nostro interlocutore: mostrarsi nascosto.
Indubbiamente, chi si relaziona con noi sul piano della profondità manifesta la
propria disponibilità a mostrarsi o, almeno, a lasciarsi "denudare" (come la
Sposa di Duchamp fa con i suoi Scapoli). Ma, quantunque si possa mettersi a
nudo, è sempre la superficie, la pelle dunque, che, al massimo, possiamo
mostrare. L'anima - la psichè - resta abscondita.
Ma perché Diana fa divorare Atteone dai suoi cani solo perché ha potuto vedere
la sua pelle nuda? La verità è che quella di Diana è una teofania e non la pelle
della Dea è entrata negli occhi di Atteone, ma la sua energia terrestre e
acquatica: intollerabile alla dea, perché si tratta di una iniziazione rubata.
Ora, che cos'è un'iniziazione? Qualche gesto "rituale" prima del quale e dopo il
quale tutto resta tale e quale? No, è una teofania ineffabile. Teofania perché è
l'apparizione (dalle profondità interiori, un emergere - Diana emerge dal bagno
-) di una energia prima non disponibile e di qualità - di solito e in condizioni
comuni - non disponibile affatto. Ineffabile perché il linguaggio fa sempre
riferimento a un codice ed è evocatore di immagini che Bachelard definirebbe
psicotrope. L'immagine evocata non è disponibile nel codice, perché non
appartenente all'esperienza comune, dunque essa è incomunicabile. Con ciò, il
segreto custodisce se stesso e con ciò nasce il mondo conoscitivo esoterico
(eso- vuol dire dentro).
Nell'incontrare una persona in un rapporto di profondità energetica, occorre
tenere presente il suo mondo esoterico, vale a dire intimo, tanto intimo da
essere, in condizioni normali, ignoto persino a lui. In altre parole, spesso noi
non sappiamo quello che, in verità, siamo davvero; e spesso non sospettiamo di
essere altro da quella piccola parte di noi di cui abbiamo un'incerta coscienza.
Ma quando una esperienza teofanica diventa comunicabile? Quando è condivisa,
cioè quando nel codice individuale essa è presente a due o più persone. Ma
comunicabile attraverso i mezzi della comunicazione energetica, non di quella
verbale, giacché in ciascuno l'immagine è chiara, ma non vi è la certezza che ad
altri sia presente la stessa immagine; l'esperienza di averla vista, forse, ma
non la stessa immagine.
Dunque il processo di escorting (scorta) lungo il cammino della personale
epifania di ciascuno prevede che l'escort abbia accesso al proprio mondo
esoterico, che ciò sia dovuto ad una serie di esperienze iniziatiche (nel senso
sopra indicato) e che sia in grado di cogliere la profondità della persona che
sta scortando e di farla accedere alla conoscenza di essa. Poi, inizia il
dialogo energetico, che non appartiene più a un processo terapeutico, ma a un
processo evolutivo; il quale avrà un percorso - o un decorso - e una
conclusione.
Vi sono quindi tre stadi: il primo consiste nel mettere/mettersi a nudo
(denudare/rsi degli abiti sociali, della personalità intesa come corazza
muscolo-caratteriale); il secondo, nel mettersi (insieme) in cammino verso le
proprie profondità ctonie (come Orfeo); il terzo, nel definitivo rovesciamento
per cui dal buio delle proprie profondità, si viene, - per rovesciamento
appunto, come alla nascita -, alla Luce. Nascere e far nascere, come gesto di
comunione.
|