Istituto di SomatoPsicoEnergetica

Fathima e Alì
Relazione amorosa e oralità

Sergio Scialanca

Una bella donna – moglie, sorella, madre potenziale del suo potenziale compagno – che si sia accresciuta in un ambiente uterino, materno e familiare confusionale e abbia identificato ogni moto affettivo ed emozionale come espressione della fusione con il femminile materno (un nucleo psicotico, per gli addetti), chiederebbe a ogni uomo che entrasse nella sfera dei suoi bisogni affettivi di con-fondersi con lei e di assumere la funzione femminile materna. O, altrimenti, egli sarà un pericolo oppure affettivamente insignificante. La chiave, il colore, della relazione sarebbe necessariamente depressiva. Il buio, il nero è il colore della depressione, perché è l’assenza di luce dell’ambiente intrauterino. La luce portata in questo ambiente psichico è disturbante, è una ferita.

Un uomo che la amasse dovrebbe rinunciare alla sua… virilità (come preferiremmo poter usare la parola umanità anche per l’identità di genere!) per poterla amare ed esserne amato. Si troverebbe nelle condizioni della storiella che dedicammo a un’amica:

Fathima chiese ad Alì di fare un gioco: avrebbero dovuto spogliarsi e vedere chi dei due avesse il pene più lungo.

Alì trovò la cosa divertente, pensava a una trovata di Fathima. Così accettò.
Fathima verificò che in effetti, Alì ce l'aveva più lungo, in quanto lei, non ce l'aveva proprio. Se ne adontò moltissimo e nonostante Alì non comprendesse e proponesse di fare il gioco di chi ce l'avesse più profonda, non riuscì a convincerla.
Fathima ritenne che Alì stesse molto arrogantemente dimostrandole la sua superiorità e per questo motivo gli chiese, per dimostrarle che l'amava, di tagliarselo.


La storia prevede due finali possibili:
A) Alì l'amava e se lo tagliò. Fathima lo lasciò perché non poteva vivere con un castrato.
B) Alì l'amava ma non se lo tagliò. Fathima lo lasciò perché non poteva vivere con un arrogante.

Comunque ora Fathima è felice: vive con uno che ce l'ha, ma si vergogna di averlo.

La condizione descritta è quella di una persona che sia, in un ipotetico viaggio tra boschi e praterie di incantevole bellezza, caduta in una buca profonda e oscura, dalla quale non riesce ad uscire con le proprie forze. Tra i passanti - altri viandanti -, si troverà quello che le getterà una corda (amore) e le chiederà di aggrapparvisi assicurandola che la tirerà su. Ma questa persona non lo farà: per mancanza di volontà, o di forze, o per paura di quanto è sopra. Dirà: se dici di amarmi, scendi nella buca e resta con me. “Ma cosa pretendete? Perché non mi lasciate star male in santa pace?”. “Siete egoisti: dite di amarmi e mi chiedete di venire da voi; se mi amaste veramente, verreste voi da me.” E alla fine “Vedete? Nessuno mi ama! Per questo resto nel mio isolamento!”.

 

La corda ha la sua efficacia solo se viene afferrata; cioè l’amore ha una possibilità di far evolvere solo se è ricambiato; cioè ancora, si esce dalla propria condizione, qual essa sia, solo se vi è una forte motivazione amorosa (erotica, impulso verso il bene supremo) che ci trascina.

Il punto è: amore verso Chi? Amore verso Che?

Accanto, l’innamorato è colui, o colei, che si chiede, volgendo lo sguardo sorridente in giro, a chi indirizzare l’amore che ha – che lo ha -, non chi glielo susciti. Cerca chi, perché gli è chiaro il che. Egli cerca l’estasi ed è lei l’amata; ora, chi lo aiuterà a raggiungerla? No, non è proprio questa la domanda, ma: con chi potrà raggiungerla? Sono perdutamente innamorato, ma non so di chi.

Come nel mito di Pigmalione, amare l’amore in modo assoluto contiene il rischio di non amare. Amare la corda, non è amare il viandante che ce l’ha gettata. E se si ama la corda, afferrarla basta, non viene il desiderio di arrampicarcisi su. L’amore è mezzo e fine; mezzo per raggiungere se stesso. A patto che ci si arrampichi, lo si tiri, lo si ponga in tensione, lo si usi e consumi, lo si renda esile per il troppo uso tanto da rischiare di spezzarlo.

Rispettare l’amore è consumarlo; offenderlo, conservarlo.

Sia questo detto a confutazione degli assunti misticheggianti di chi si accontenti di predicare nel deserto, o di chi si bei di stati di coscienza quasi-ipnotici per dire di aver attinto all’Amore Assoluto. Quando qualcuno, dopo anni di meditazioni, si accorge di non aver conosciuto nulla, dice di aver conosciuto il Nulla. Nessuno ha mai costruito case senza essersi sporcato le mani di calce.

L’esempio della ipotetica bella signora di cui sopra non è peregrino; quale che sia la copertura, isterica o fallica, la maggioranza delle relazioni amorose si gioca sui nuclei psicotici e sull’oralità (insoddisfatta o rimossa), che implica un profondo bisogno di colmare i propri vuoti. La depressione viene infatti spesso percepita, soprattutto tra le donne, come vuoto nel ventre. Essa ha la caratteristica di avere l’effetto buco nero, cioè di accogliere tutto quanto può ricevere senza restituire mai nulla e senza che il vuoto venga anche di poco riempito. Gli aspetti isterici o fallici poi determinano una tendenza ad essere attratti da partner potenziali la cui caratterialità è incapace di contatto profondo e di tenerezza e quindi la meno adatta a colmare quei vuoti che sono, appunto, di calore, contatto, tenerezza. Questo tipo di relazione impedisce semplicemente che una donna sia donna e un uomo, uomo. Entrambi sono costretti a giocare ruoli fondamentalmente femminili (materni) in chiave compensativa. Le assenze di contatto sono di origine intrauterina o neonatale e quindi riguardano la relazione con la madre, con il femminile materno. Un uomo con questo vissuto cercherà una madre in ogni donna e vorrà confondersi con lei (stato di fusione energetica intrauterina) per compensare l’assenza di quel lontano vissuto; una donna cercherà nel suo compagno anch’essa la madre che non l’ha soddisfatta. Così si chiama comunemente amore uno stato confusionale sostanzialmente asessuato, in cui la relazione sessuale è sempre di tipo sado-masochistico e la cui spinta erotica (in questo caso parliamo di desiderio sessuale) nasce dal bisogno di colmare il vuoto orale. L’eccitazione sessuale è dunque di superficie, riguarda al limite la sensorialità cutanea, ma non produce appagamento profondo della affettività; né gioia, ma solo, e talvolta, scarica energetica della tensione accumulata. Nessun contatto, ma una sorta di masturbazione attraverso un partner. Ed è questa considerata una condizione normale. L’attrazione viene definita spesso infatti alchimia o magnetismo e le si attribuisce un contenuto quasi-magico. Ma la sola parola magnetismo fa pensare a quando, da bambini, per gioco si sfregava un pezzo di plastica per attirare poi pezzettini di carta: una cosa che riguarda l’eccitazione superficiale, non la profondità. Alchimia è già meglio, ma ci si riferisce invece a un chimismo, una reazione come quella prodotta dall’introduzione in un composto di un elemento chimico reattivo ad essa estraneo.

L’amore (cioè: l’eccitazione erotica) diventa qualcosa di esterno, provocata dal caso, dall'incontro fortunato con un reagente (reattivo?), per cui è facile che ci si lamenti della propria sfortuna in amore: non ho la fortuna di incontrare quello (o quella) che mi fanno perdere la testa. Fermo restando che, ove si verifichi la fortunata coincidenza che un chimismo si realizzi davvero e la conseguente perdita della testa, la durata di questa condizione – vissuta, occorre dirlo, come felice – è sempre minima, in quanto la profonda insoddisfazione non viene colmata e ci si sente presto delusi da un partner che prometteva così bene. Frustrazione delle proprie aspettative (sia di ricevere, sia di poter dare qualcosa di significativo) e conseguente autodenigrazione, autocommiserazione, depressione…, o, a seconda, della caratterialità, sviluppo di sentimenti di odio verso chi non è riuscito a soddisfarci (e come avrebbe mai potuto?) e desiderio di vendetta (spesso su innocenti e ben intenzionati partners successivi).

Si ha bisogno di pane e, con i pochi soldi che si hanno, si comprano telefonini. Questa è la storia amorosa (di relazione amorevole) della nostra civiltà. Ogni relazione amorosa di questo tipo ha una connotazione di tipo fortemente femminile-materno-confusionale; l’amore è femmina?

 

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